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Ancora in tema di retinite pigmentosa

Ancora in tema di retinite pigmentosa

Molte distrofie retiniche, tra cui la retinite pigmentosa, sono causate dalla perdita di cellule sensibili alla luce situate nello strato esterna delle retina (coni e bastoncelli fotorecettori). Peraltro le cellule nervose presenti nello strato più profondo della retina possono invece sopravvivere e rimanere in grado di inviare le informazioni visive al cervello, quindi rimanere potenzialmente disponibili per nuove terapie dell’occhio basate sulla genetica (terapie cosiddette optogenetiche), contribuendo al ripristino della funzione visiva.
Per valutare questa possibilità un gruppo di ricerca dell’Università di Manchester (*) ha utilizzato animali da esperimento affetti da avanzata degenerazione retinica, caratterizzata dalla perdita quasi totale di coni e bastoncelli. Nella sperimentazione è stato osservato che la somministrazione di rodopsina umana - proteina sensibile alla luce presente nei bastoncelli - prodotta geneticamente provocava negli animali evidenti segni di recupero.
Le reazioni osservate si notavano dopo stimoli luminosi di varia natura ed intensità e, soprattutto, dopo stimoli visivi anche a basse condizioni di illuminazione ambientale (50 – 100 lux), analoghe a quelle presenti in ambienti naturali.
Sulla base dei dati acquisiti il gruppo di ricercatori segnala che, visti i vantaggi insiti nell’impiego della proteina umana, la semplicità dell’intervento e la qualità della visione recuperata, è da pendere in considerazione la possibilità dell’utilizzo della rodopsina umana nel trattamento di pazienti con avanzata degenerazione retinica.

(*) J. Cehajic-Kapetanovich, C. Eleftheriou, A.E. Allen, N. Milosavljevic, A. Pienaar, R. Bedford, K.E. Davis, P.N. Bishop, R.J. Lucas – Restoration of Vision with ectopic expression of human rod opsin – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2015.07.029