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Nuove prospettive per la cura della cataratta senile

Nuove prospettive per la cura della cataratta senile

Recentemente è stata pubblicata sulla rivista Science (*) una interessante ricerca che apre nuove prospettive di cura della cataratta, una delle più comuni cause di deficit visivo nell’età senile, dovuta all’opacamento del cristallino.
Questa componente dell’occhio è una lentina biconvessa costituita da sottilissime fibre trasparenti immerse in una sostanza cementizia e permette, come sappiamo, la corretta messa a fuoco degli oggetti che ci circondano. Le fibre lenticolari sono a loro volta costituite da proteine trasparenti (chiamate appunto “cristalline”) che devono mantenere nel tempo sia la trasparenza che la flessibilità, resistendo ai continui allungamenti e accorciamenti determinati dalla muscolatura dell’occhio che continua a mettere a fuoco oggetti vicini e lontani.
Per permettere lo svolgimento di questi delicati compiti durante l’arco della vita le proteine cristalline sono aiutate da altre proteine, chiamate opportunamente “chaperones”, cioè “accompagnatrici” che agiscono come una specie di anticongelante che mantiene le loro caratteristiche di solubilità e al contempo impedisce loro di raggrupparsi insieme disordinatamente in gruppi opachi alla luce.
Questo equilibrio è molto delicato perché gli aggregati disordinati di proteine cristalline che possono formarsi sono molto più stabili rispetto al corretto posizionamento lineare delle fibre: in altre parole le fibrocellule “chaperones” devono resistere alla forte tendenza delle cristalline ad unirsi.
Per impedire che venga perduta la posizione ordinata e avvengano ripiegamenti che costituiranno gli aggregati opachi responsabili del cattivo passaggio della luce verso la retina il gruppo di ricerca ha studiato quali composti chimici siano in grado di abbassare il “punto di fusione” delle proteine cristalline in limiti tollerabili, mantenendole solubili.
Tra i 2450 composti esaminati i ricercatori hanno individuato negli steroli le sostanze chimiche in grado di svolgere una azione anti- aggregazione, e tra essi in particolare uno (che hanno denominato “composto 29”) si è rivelato particolarmente promettente sia per rendere solubili gli aggregati cristallini sia per la possibilità di somministrazione in gocce oculari, anziché per iniezione intraoculare.
La sperimentazione su animali, anche in specie che sviluppano naturalmente cataratte età correlate, è risultata positiva perché ha dimostrato una regressione significativa della opacità del cristallino. Questi risultati si sono notati anche su cristallini umani rimossi per via chirurgica tradizionale.
Cautelativamente gli stessi autori segnalano che il criterio di efficacia costituito dall’accertamento di maggiore trasparenza del cristallino non può costituire di per sé una misura diretta dell’aumento dell’acuità visiva; sarà quindi necessario attendere i risultati di sperimentazioni cliniche sull’uomo, ma per questo si sta già lavorando: è già in corso uno sviluppo farmaceutico del “composto 29”.
La somministrazione attraverso gocce oculari potrà anche essere utile per un utilizzo veterinario, in particolare per i cani, che verso i nove anni di età, sviluppano in grandissima maggioranza cataratte.

(*) L.N. Makley, K.A. McMenimen, B.T. DeVree, J.W.Goldman, B.N. McGlasson, P.Rajagopal, B.M. Dunyak, T.J.McQuade, A.D. Thompson, R.Sunahara, R.E. Klevit, U. P.Andley, J.E.Gestwick - Pharmacological chaperone for α-crystallin partially restores transparency in cataract models - Science 6 November 2015:Vol. 350 no. 6261 pp. 674-677
DOI: 10.1126/science.aac9145