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Irifor, macchè sprechi
Solo tanto sostegno

(tratto da "L'Adige" - 16 settembre 2013)

Caro direttore, vorrei far conoscere a lei e ai numerosi lettori del quotidiano da lei diretto, l’Adige, quanto mi è capitato due anni fa.
Ai primi di ottobre del 2011 mi sono resa conto, improvvisamente, di non esser in grado di terminare la compilazione di un modulo.
Con grande sollecitudine il mio medico curante mi ha indirizzata all’ambulatorio di oculistica presso l’ospedale di Rovereto, dove mi è stata diagnosticata una ischemia al nervo ottico.
Nel giro di pochi giorni, pur muovendomi in casa con sufficiente autonomia, non sono stata più in grado di guidare la macchina e di leggere.
I numerosi particolari esami a cui sono stata sottoposta per individuare la casa di questa patologia non hanno rilevato nulla di specifico.
Questa primavera durante una visita di controllo, la gentile signora ortottista di cui conosco solo il nome, Mariangela, mi ha informata dell’esistenza in Trento della cooperativa sociale Irifor del Trentino Onlus, dove normalmente vengono indirizzati i piccoli pazienti ipovedenti. Nonostante abbia superato i settant’anni, sono prontamente visitata dal primario di oculistica dell’ospedale di Trento (che opera anche in questa cooperativa) e affidata alle cure della dottoressa Irene Manica. La signora con tanta professionalità, utilizzando vari procedimenti, è riuscita a migliorare in modo apprezzabile la mia situazione. Questi interventi mi sono stati erogati in modo del tutto gratuito.
Il sig. Pedrotti ha scritto nella sua lettera all’Adige che il centro è dotato tra l’altro di una piscina: la vasca può essere chiamata “piscina” solo se stabiliamo di chiamare un normale lavamano “grande vasca di un lussuoso centro benessere”.
Il Centro risulta molto accogliente, il personale è qualificato per trattare con gentilezza i pazienti che lo frequentano, che solo apparentemente appaiono normali ma che convivono per le tante limitazioni con una costante sofferenza.
È anche per questo che vorrei rassicurare l’autore di quella infelice lettera: se anche lui stesso dovesse vivere un’esperienza simile alla mia, si rechi pure al Centro Irifor che sarà accolto con tanta benevolenza. Se dovesse avere inoltre buone energie, non le sprechi in critiche ingiustificabili, ma piuttosto si dia da fare perché un centro altrettanto confortevole ed efficienti sia attivato anche presso l’ospedale di Rovereto: i pazienti della Vallagarina e dintorni gli sarebbero grati.
(Angela Sacchetti)