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IPOVEDENTI: NUOVE FRONTIERE
PER LA RIABILITAZIONE

(tratto da “Corriere del Trentino” – 1 febbraio 2012)
di Linda Pisani

Il convegno Zampini (Cimec): l’associazione multisensoriale con tatto e udito migliora il recupero
TRENTO – Quanto incide nella vita di relazione l’assenza della vista e come possono compensarla gli altri sensi? Di questo e non solo si è parlato ieri nel corso della conferenza “Il cieco e l’ipovedente: cosa vedono? Dalla ricerca scientifica la qualità della vita”, organizzato dalla Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus, dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Trento e dal Centro Mente e Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento. “Oggi i neuroscienziati studiano che cosa accade all’interazione tra i sensi quando le persone non hanno la possibilità di utilizzare la vista – ha spiegato Massimiliano Zampini del CIMeC -. Le scoperte più recenti hanno aperto nuove possibilità anche per la riabilitazione degli individui ipovedenti”. Gli studi, condotti dai ricercatori del CIMeC, riguardanti le abilità percettive e la plasticità cerebrale negli individui ipovedenti e non vedenti, già pubblicati su importanti riviste scientifiche, sono un’anteprima a livello internazionale. “Sappiamo che la totale o parziale assenza di una modalità sensoriale determina processi di riorganizzazione cerebrale sia strutturale sia funzionale – ha spiegato Zampini, che si occupa di percezione e integrazione multisensoriale -. Quando è conosciuto a fondo in tutti i suoi meccanismi, questo fenomeno di riorganizzazione naturale può essere sfruttato in modo mirato in fase di riabilitazione”. Nel caso della cecità, quindi, è stato rilevato come vengono modificate le interazioni tra tatto e udito. Per quanto riguarda l’ipovisione, studi condotti con persone ipovedenti hanno evidenziato un miglioramento nel rilevare la presenza di uno stimolo visivo (una luce) nel caso venga accompagnato da uno stimolo acustico (un suono). “Questi meccanismi di associazione multisensoriale – ha detto ancora Zampini – ora possono essere applicati a un programma di riabilitazione”. Insomma sul campo sono state messe soluzioni innovative che vanno a migliorare interventi già applicati grazie alle nuove frontiere della ricerca. “Per questo – ha rilevato Ferdinando Ceccato, presidente della Cooperativa IRIFOR del Trentino – è importante investire sulla ricerca. Cosa che per fortuna, al contrario dell’Italia, il Trentino fa”. Il progetto iniziato quattro anni fa ha dato buoni risultati. “È stato dimostrato – ha aggiunto Valeria Occelli, ricercatrice CIMeC – che anche nei ciechi e negli ipovedenti le aree del cervello visive non sono silenti e si attivano con stimolazioni tattili e uditive. Per questo è importante continuare a investire sugli studi e sulla ricerca scientifica della percezione multisensoriale”.