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CIECO E IPOVEDENTE COSA VEDONO?

(tratto da “Sentire” - 21 marzo 2012)

Cecità e cervello – Dalla ricerca scientifica, la qualità della vita
Trento, 31 gennaio 2012 – Come riconosciamo una rosa? Dal suo profumo, dalla forma e dal colore, dalla setosità dei suoi petali e da tutti questi indizi insieme. Noi conosciamo il mondo che ci circonda grazie ai nostri sensi e, pur senza rendercene conto, di ogni singolo oggetto riceviamo informazioni ridondanti, provenienti cioè dalle varie modalità sensoriali che interagiscono tra loro. Oggi i neuro scienziati studiano che cosa accade all’interazione tra i sensi quando le persone non hanno la possibilità di utilizzare la vista. Le loro scoperte più recenti aprono nuove possibilità anche per la riabilitazione degli individui ipovedenti.

Di questo si è parlato a Trento nella sede della Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus, su iniziativa dell’Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione provinciale di Trento e dal Centro Mente e Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento.

Vi hanno preso parte il primario di oculistica del Santa Chiara dott. Mauro de Concini, il presidente della Cooperativa IRIFOR Ferdinando Ceccato e Roberta Zumiani, psicologa dell’IRIFOR. Nel corso della serata, Massimiliano Zampini e Stefano Targher del Centro Mente e Cervello (CIMeC) e Valeria Occelli del Dipartimento di Scienze della cognizione e della formazione che hanno presentato i risultati delle loro ricerche sulle abilità percettive di persone cieche ed ipovedenti.

“Sappiamo che la totale o parziale assenza di una modalità sensoriale determina processi di riorganizzazione cerebrale sia strutturale sia funzionale. Quando conosciuto a fondo in tutti i suoi meccanismi, questo fenomeno di riorganizzazione naturale può essere sfruttato in modo mirato in fase di riabilitazione” ha detto il professor Zampini che si occupa di percezione e integrazione multisensoriale assieme ai suoi collaboratori.

“Nel caso della cecità, abbiamo studiato come vengono modificate le interazioni tra tatto e udito. Per quanto riguarda l’ipovisione, invece, studi che abbiamo condotto con persone ipovedenti hanno evidenziato un chiaro miglioramento nel rilevare la presenza di uno stimolo visivo (una luce) nel caso venga accompagnato da uno stimolo acustico (un suono). È possibile sfruttare tali meccanismi di associazione multisensoriale per un programma di riabilitazione visiva di persone ipovedenti”.

I risultati degli studi condotti dai ricercatori del CIMeC riguardanti le abilità percettive e la plasticità cerebrale negli individui ipovedenti e non vedenti sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche e sono frutto di una collaborazione tra l’IRIFOR, l’Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione provinciale di Trento, il CIMeC e il Dipartimento di scienze della Cognizione e della Formazione dell’Università degli Studi di Trento.