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Riabilitazione per ipovedenti “Un’esplosione di domande”

(tratto da L’Adige – 30 gennaio 2014)

Al Centro di via Malvasia, dopo un’attenta valutazione, le persone possono accedere ad un percorso che consete di recuperare da 1 a 3 diottrie
Nuovo responsabile della parte oculistica è l’ex primario del S. Chiara Mauro De Concini. “Qui evitiamo a molte persone l’invalidità totale”

Secondo i dati dell’Oms gli ipovedenti, ossia coloro che hanno un visus nell’occhio migliore compreso tra 1/20 e 3/10, erano 52 milioni nel 1972 e saranno 220 milioni nel 2020. Numeri enormi che danno l’idea di quanto il problema sia diffuso. Causa principale è l’invecchiamento della popolazione. Di fronte a questa drammatica esplosione di numeri, e al fatto che bloccare o migliorare in alcune situazioni è possibile, a Trento la Provincia ha deciso di affidare alla Cooperativa Sociale Onlus IRIFOR la gestione della fase riabilitativa che viene effettuata nel nuovo Centro di via Malvasia. Un servizio per il quale la Provincia eroga circa 200 mila euro all’anno di finanziamento.
Al Centro, grazie a particolari tecniche e all’ausilio di numerosi specialisti, viene data la possibilità a molti ipovedenti di riacquistare qualche decimo di vista che in termini di autonomia, in alcuni casi, è un’enormità.
Responsabile della parte oculistica, dopo il suo pensionamento dall’Azienda sanitaria, è l’ex primario dell’ospedale S. Chiara, il dottor Mauro De Concini. “All’ospedale ho avuto modo di seguire la parte diagnostica e la cura. Ora mi occupo di questa terza fase di approccio alla malattia. In pratica le persone si rivolgono al Centro per la riabilitazione dopo aver concluso la fase della cura”. La maculopatia è tra le principali cause della perdita visiva degli anziani. Oggi esiste un trattamento, molto costoso, per arrestare la malattia. A volte, però, i decimi che rimandono sono pochi. “Fino a prima dell’esistenza del Centro i trentini andavano fuori provincia o non facevano nulla. Con la realizzazione di questo Centro le cose sono cambiate. Lo scorso anno sono stati seguiti in via Malvasia circa 60 pazienti – spiega De Concini – ma quest’anno pensiamo di raddoppiare, se non triplicare questi numeri. Grazie ad una moderna tecnica di stimolazione delle cellule retiniche funzionanti il paziente in molti casi aumenta la capacità visiva da uno a tre decimi e riduce così la propria disabilità. Ovviamente le cause del calo del visus possono essere numerose: si va dal glaucoma alla retinopatia diabetica fino alle malattie degenerative e l’ictus”.
Al Centro lavorano varie professionalità: oculista, ortottista, psicologo, neurologo e un esperto in ausili.
“Non tutte le persone che si rivolgono a noi sono idonee ad iniziare un trattamento riabilitativo – puntualizza il presidente della cooperativa IRIFOR, Ferdinando Ceccato – e per questo viene fatta una iniziale valutazione. Il nostro obiettivo non è solo bloccare la malattia, ma anche aumentare l’autonomia del soggetto. Se non è possibile con la riabilitazione si offrono altre strade. Va anche detto che le persone che si rivolgono a noi non pagano le terapie e gli ausili previsti dalla legge. L’Azienda sanitaria se ne fa carico”.
Al Centro, oltre che vari strumenti per la misurazione della vista, è presente anche una macchina per la microperimetria, ossia per la valutazione del residuo visivo. “È l’unica macchina di questo genere presente in provincia”, spiega De Concini ribadendo quanto il fenomeno degli ipovedenti sia destinato ad esplodere nei prossimi anni. “Se oggi gli ipovedenti gravi, sotto i 3 decimi, sono circa mille in Trentino, nei prossimi anni diventeranno 6-7 mila”, avvisa. Un ciclo di riabilitazione dura circa 10 sedute che vengono effettuate ogni sei mesi o un anno a seconda del paziente. “Il Centro – puntualizza poi De Concini – collabora con Neuroscienze a Rovereto, con Mattarello e anche con il Polo nazionale del Gemelli di Roma con il quale stiamo lavorando per un percorso omogeneo. Noi, rispetto a molti altri Centri, siamo partiti tardi ma con una tecnologia all’avanguardia”.