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Chi non è cieco provi a vivere al buio

(tratto da “L’Adige” – 8 settembre 2013)

Ho tra i miei famigliari un cieco e so molto bene come si lavora all’Irifor e per ciò sulla base della mia esperienza vorrei dire qualcosa al signor Pedrotti. Mi par di capire che parli senza conoscere la realtà dei disabili visivi, altrimenti non metterebbe in dubbio l’utilità del servizio che Irifor e le altre realtà citate svolgono. Sappia il signor Pedrotti che tra i fruitori del servizio, ciechi e ipovedenti, vi sono persone che vanno dall’età prescolare alla terza età e a loro Irifor provvede, attraverso personale professionalmente preparato e competente (e mi si permetta di aggiungere che per lavorare in questo campo ci vuole una marcia in più…), per riuscire a dare anche alle loro famiglie un aiuto. Un esempio su tutti: Irifor si occupa di assistere scolari e studenti nella frequenza scolastica per permettere loro di costruirsi un futuro. Direi che l’iniziativa è buona. Cosa c’è di male se Irifor fa conoscere i suoi servizi in lungo e in largo nel Trentino, promuovendo la propria attività anche con un camper e/o una roulotte? È una maniera per farsi conoscere. La sede mi sembra soprattutto bella e funzionale; qualsiasi edificio nuovo lo si fa con quell’intento. È anche certamente arredata con buon gusto.
Invito calorosamente il signor Pedrotti a partecipare a una cena al buio (e cerchi di ascoltare quello che i camerieri ciechi o ipovedenti spiegano su come fare a mangiare senza vedere le pietanze nel piatto), oppure a bere una bibita al bar al buio (e cerchi di capire come fa il cameriere cieco o ipovedente a servire alla persona giusta l’ordinazione), ma anche al concerto al buio (e cerchi di sentire l’emozione di non sapere com’è la sala e com’è l’artista), ché senz’altro, potrà comprendere meglio questo mondo. Anche sapendo che il tutto dura un’ora e in caso di disagio si può chiedere di tornare “alla luce”…
(Carla Boninsegna)