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Accessibilità

(tratto da “Orione” – dicembre 2014)

La Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus, con sede a Trento, è il punto di riferimento per le persone cieche e ipovedenti della provincia, ma anche per familiari, operatori, insegnanti e tutte le figure che a vario titolo lavorano con e per i disabili visivi.
Nata nel 2008, la Cooperativa funge da braccio operativo della sezione trentina dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e con la creazione di un Centro di Prevenzione e Riabilitazione Visiva dà una risposta locale al problema dell’aumento della diffusione di patologie visive, sia quelle congenite sia quelle acquisite, soprattutto legate all’età. Proprio per questo motivo, la Cooperativa propone campagne capillari di prevenzione delle principali patologie visive, percorsi di riabilitazione visiva, progetti di acquisizione del massimo livello di autonomia possibile, attività di ricerca anche in collaborazione con realtà locali, centri universitari e enti istituzionali, addestramento all’utilizzo di ausili tiflotecnici, tiflodidattici e tifloinformatici, trasporto disabili, assistenza scolastica di studenti ciechi e ipovedenti con un’equipe specializzata, e molto altro.
IRIFOR inoltre vuole essere anche un valido punto di riferimento per la società intera, grazie alle attività di sensibilizzazione, di informazione, di prevenzione e di consulenza.
L’obiettivo finale delle numerose iniziative legate a questi campi di intervento è quello di rendere la comunità e i suoi servizi accessibili a qualunque tipo di disabilità visiva e di preparare la società ad accogliere al proprio interno ogni diversità, da interpretarsi non solo come limite e difficoltà, ma anche come risorsa e potenzialità.
Gli interventi di sensibilizzazione cercano di coinvolgere fasce sempre più ampie di popolazione e l’offerta spazia da percorsi, bar, cene e concerti al buio, ad attività di formazione per docenti e laboratori sensoriali per bambini e ragazzi. E sono questi ultimi i principali protagonisti di queste attività, poiché l’accessibilità sociale passa indubbiamente da loro e dalle scuole, fucine di futuro e generazioni in grado di conoscere ciò che è diverso, capirlo e accettarlo, integrandolo al proprio interno.
IRIFOR organizza veri e propri eventi al buio, che mettono i partecipanti nella condizione di provare, sebbene per un tempo limitato, la condizione di privazione della vista. Sotto la guida di persone cieche e ipovedenti, i partecipanti entrano nell’oscurità in una situazione per loro nuova, nella quale non possono far altro che affidarsi alle guide e agli altri sensi, riscoprendone così una forza che spesso dimentichiamo, a causa della supremazia della vista sugli altri canali sensoriali. Da questi eventi il pubblico esce nuovamente alla luce, ma con una consapevolezza e una sensibilità maggiori, che possono portare nella loro quotidianità, in strada, a scuola o al lavoro, nei luoghi pubblici e nelle relazioni con le persone.
Si tratta dunque di dare alle persone, attraverso esperienze di questo tipo, gli strumenti per comprendere che la disabilità visiva porta con sé indubbiamente delle difficoltà, come accade nella vita di chiunque, ma anche per andare oltre stereotipi e pregiudizi a essa collegati. I ciechi e gli ipovedenti sono innanzitutto persone, prima che portatori di handicap, come spesso sono definiti: possiedono, come tutti, risorse, attributi e qualità. E’ compito della società, anche secondo i principi fondamentali della nostra costituzione, fare in modo che non vi siano ostacoli di alcun tipo alla realizzazione personale, alla dignità, all’autonomia e al rispetto.
Se nelle leggi e nei conseguenti regolamenti l’accessibilità si definisce come la capacità dei luoghi, dei contenuti e dei sistemi di essere fruibili senza discriminazioni, volendo ampliare il raggio d’azione del termine in un’ottica sociale e filosofica, dovremmo puntare a creare le condizioni per cui chiunque possa autonomamente godere dei propri diritti. IRIFOR lavora in sinergia con molte realtà locali di diversi settori, dalla scuola alle istituzioni, dai luoghi di cultura agli edifici pubblici, dalla progettazione informatica ai trasporti, ecc., per raggiungere questo obiettivo.
Il mondo è di tutti e bastano qualche accorgimento e una giusta dose di buon senso per fare in modo che davvero tutti possano viverci con dignità, serenità, libertà. È un diritto di tutti quello di accedere al mondo, ai suoi contenuti, alle sue informazioni. E di farlo dall’ingresso principale, insieme al resto della società.
(Irene Matassoni)